Sei consapevole del tuo potenziale?

Sei consapevole del tuo potenziale?


6 minuti tempo di lettura

Usare il proprio potenziale per essere felici

Martin Seligman, fondatore della psicologia positiva, inserisce il potenziale nella sua definizione di felicità:

“la felicità autentica deriva dall’identificare e coltivare il proprio potenziale e dall’usarlo quotidianamente nel lavoro, nell’amore, nelle attività ricreative”


Seligman sostiene che tutti noi siamo dotati di potenzialità che ci rendono unici e che una volta riconosciute possono essere utilizzate al servizio di qualcosa di più grande per produrre felicità e gratificazione. 

Simple Tiny Shifts, come metodo di time management e di produttività, nasce con la missione, semplice ma potente, di consentire di individuare ed utilizzare il proprio potenziale con il fine di trovare felicità autentica e appagamento attraverso una pianificazione giornaliera.

La felicità nella vita non è un evento posticipato nel tempo e legato al raggiungimento di un obiettivo futuro, ma risiede nel qui e ora: nella somma delle felicità quotidiane e nella gioia del percorso che stiamo facendo.

“Keep the big goals — just don’t tie your happiness to your goals. Be happy now.” Vishen Lakhiani


La mancanza di talento

Che cosa si intende esattamente per “potenziale”? Sono quei talenti non identificati e non coltivati. 
Generalmente associamo il talento a uno straordinario dono di nascita e a qualcosa legato allo sport, all’arte e alla musica.

Talento significa “attitudine naturale o abilità”. Strano a dirsi, ma pare sia difficile capire quali abilità abbiamo e ciò in cui eccelliamo quando lo facciamo in modo naturale. Non lo identifichiamo come “speciale”, tanto che le persone intorno a noi possono riconoscere i nostri talenti meglio di noi.
Quante volte ci siamo arrabbiati nei confronti di qualcuno perché non è riuscito a fare ciò che per noi risultava estremamente semplice?

La naturalezza con cui facciamo una certa attività ci fa pensare che sia innata a tutti, ma così non è: tale consapevolezza è il primo punto di svolta.

Magari siamo degli ascoltatori eccezionali o formidabili oratori, forse siamo bravi nel trattare con le persone, farle ridere, renderle a proprio agio o forse abbiamo grandi capacità organizzative. 
Molto spesso ci concentriamo costantemente sulla nostra debolezza e quando siamo bravi in ​​qualcosa, non ci prestiamo molta attenzione o non ne diamo il giusto valore.
Non conoscere i nostri punti di forza, rimanendo invece costantemente concentrati sulle nostre carenze, è un po’ come giocare a poker e non sapere di avere in mano delle carte vincenti.

Molti di noi si sforzano per creare il proprio talento… ma ce l’abbiamo già: abbiamo solo bisogno di identificarlo e farlo crescere. 

Ho qualche talento?

Quando mi sono trasferita a Milano 14 anni fa da una zona di  provincia in Toscana, mi ha sempre colpito il modo in cui le persone interagivano al primo incontro.
Spesso mi chiedevano che lavoro facessi, come se le qualità di una persona corrispondessero con la propria professione.

Mio marito è un musicista e per molte persone era naturale supporre lo fossi anch’io, ma quando scoprivano che non era così sembravano quasi deluse e anche un po’ imbarazzate.

Mi chiedevo quale fosse il motivo. Era come se pensassero: “oh, okay. Allora non sei interessante”.

Dopo una serie di incontri di questo tipo, ho iniziato davvero a  pensare alle mie passioni e al mio talento.

Ho iniziato a chiedermi: "Ho qualche talento?"

Quando frequentavo l’università cantavo in una band ska-punk, ma non posso assolutamente definirmi una cantante e credo che non sia nemmeno lontanamente un mio talento. Era davvero solo per puro divertimento (e mi sono divertita da matti). 

Quindi ho fin da subito escluso alcun tipo di talento musicale.

Sempre durante l’Università, avevo iniziato ad organizzare localmente festival e concerti proprio per crearmi delle occasioni per suonare con la mia band. Ho scoperto quindi per caso che organizzare eventi mi piaceva… ricordo il momento in cui mi hanno pagato per aver organizzato il mio primo festival che ho organizzato: non potevo crederci che avrei potuto anche guadagnarci! L’avevo fatto per passione e divertimento e mi riusciva bene. 

Arrivata a Milano ho proseguito dunque su questa strada, lavorando come organizzatore di eventi in un teatro per due anni e i sei successivi in uno dei più grandi festival di musica d’Italia.
È stata un’esperienza unica e mi sento molto fortunata di averla vissuta.

Eppure, quando chiedevo a me stessa cosa mi piacesse fare o quale fosse il mio talento, facevo fatica a darmi una risposta. 

Finito il lavoro al Festival la domanda tornava implacabile: “cosa posso fare ora? non ho nessun tipo di talento, ma ancor peggio, non ho passioni!”. Sembra assurdo, ma non mi rendevo conto che in realtà le stavo già applicando da anni.

Senza queste risposte mi sentivo come se fossi in viaggio ma senza navigatore e senza una meta in mente: è difficile andare da qualche parte se non sai dove andare, a meno che non si decida di farsi guidare dal caso.

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” - Seneca

Per questo motivo ho preso carta e penna ed ho iniziato a mettere nero su bianco i miei risultati degli anni passati, ho creato una Vision Board e ho iniziato a progettare uno strumento che mi permettesse di far chiarezza su ciò che è importante per me e sui nuovi obiettivi.

Avevo bisogno di una bussola e ho creato il Planner STS come strumento che mi seguisse nel mio nuovo percorso.

PLANNER STS

PLANNER STS

€30,00

Il Planner STS ti aiuta a smettere di procrastinare grazie a piccoli cambiamenti giornalieri e ti permette di tenere traccia dei tuoi progressi. Scopri sotto le 4 sezioni del metodo del Planner STS: Design, Make it, Plan, Review. Formato A5. Planner… Leggi di più

 


Per approfondimenti:

“Imparare l’ottimismo” - Martin Seligman

“Per una felicità autentica. Realizza il tuo potenziale con la psicologia positiva” - Martin Seligman

“Ungifted: Intelligence Redefined” - Scott Barry Kaufman

 

« Torna al Blog