"Non ho l'età per....": l'auto-sabotaggio

"Non ho l'età per....": l'auto-sabotaggio


7 minuti tempo di lettura

Non ho più l’età

Non ho l'età per... Alzi la mano chi non l’ha mai detto… o pensato.

Non ho più l’età per… continua tu.

Per cosa ti sei detto di non avere più l’età?

Tra tutte le convinzioni limitanti che abbiamo, questa è una di quelle più pericolose e frequenti.

Cosa sono le convinzioni limitanti? Sono pensieri e storie che raccontiamo a noi stessi che non ci supportano, ma ci limitano influendo sulle nostre scelte e sui nostri comportamenti.

Pensare di essere in ritardo, di non avere più l’età per, di essere troppo vecchi è un comune metodo di auto-sabotaggio.

Questo auto-sabotaggio è collegato alle convenzioni sociali che ci dicono che a vent’anni dovremmo essere in un modo, a trenta in un altro, a quaranta dovremmo essere già… aver fatto… (continua tu), a cinquanta aver raggiunto… e così via.


"Non ho l'età..." a tutte le età

La cosa incredibile è che ad ogni età sento dire “sono in ritardo, sono troppo vecchio per…”

I ragazzi a vent’anni se non hanno già un’idea o addirittura una startup si sentono in difetto (complici i social).

A trent’anni le donne se non sono sposate devono fare i conti con sguardi inquisitori.

A quaranta se non hai figli e/o un lavoro di successo, un mutuo da pagare sicuramente “c’è qualcosa che non va”.

E via dicendo. Ne potrei elencare molti altri.

Ho già parlato del blocco del paragone qui.

Come dicevo nell’articolo, confrontarci è naturale.

Fare confronti è il modo in cui distinguiamo il valore tra due cose.

Confrontarci con gli altri è il nostro modo di "misurarci", di valutare le nostre capacità, i nostri successi, le nostre scelte di vita e le nostre abilità con altre persone: tali confronti sono inevitabili.

Diventano dannosi però quando ci impediscono di agire, quando ci bloccano, quando sono motivo di procrastinazione.

Quando ci fanno sentire “in ritardo” o troppo vecchi per fare qualcosa.

Non ho mai amato le convenzioni perché ti portano a vivere la vita come gli altri desiderano che sia, come la società ti spinge a vivere.

Potremmo aprire veramente un grande dibattito su questo argomento.

Mi sono sempre chiesta: “ma chi ha deciso l’iter da seguire?"

Si è consapevoli delle scelte di vita che facciamo oppure siamo trascinati nella corrente del “si fa così, si è sempre fatto così” o ancora della corrente invisibile di pensieri che non osiamo ammettere come “tutti fanno così, non voglio deludere i miei familiari che si aspettano questo da me… se lo fanno tutti allora sarà la scelta giusta”.

Questi ultimi sono più subdoli di quanto crediamo.

Così subdoli che raramente ce ne accorgiamo.

La mia filosofia di vita è questa: mi dispiace se con le mie decisioni deludo qualcuno perché non incontro le loro aspettative, ma se tali decisioni non creano sofferenza in altri, ma la creano a me, allora è giusto che proceda per la mia strada.

Sempre secondo i miei valori, secondo la mia coscienza.

Se la mia intenzione è solamente compiacere qualcun altro, nonostante non sia completamente d’accordo, raramente si dimostra una buona decisione.

L’ho testato sulla mia pelle più volte.


Ci vuole coraggio.

Ci vuole coraggio? Certo.

Ci vuole il coraggio di disattendere le aspettative altrui, il coraggio di prendersi la responsabilità per le proprie scelte, il coraggio di capire che l’affetto e l’amore altrui non può dipendere dal fatto di seguire il copione o meno.

Il coraggio di lasciare andare chi non è d’accordo.

Il coraggio di sostenere sguardi di disapprovazione.

Il coraggio di fare le proprie scelte, vivere la propria vita, il proprio segmento di vita, nonostante tutto questo.

Il coraggio di rompere i pregiudizi intorno a noi.

Credo fermamente che il nostro tempo sia troppo prezioso per dedicarlo a ciò che gli altri vogliono per noi. Se lo facciamo, prima o poi arriva il conto: la frustrazione, il rimpianto, la rabbia, la rassegnazione.

In più perdiamo un’occasione: l’occasione di sfruttare il nostro potenziale, di costruire la nostra felicità, passo dopo passo, un errore dopo l’altro.

Negarci la possibilità di essere felici è un disservizio nei confronti degli altri: la felicità, quella autentica, è contagiosa.

Settimana scorsa ho parlato di come talvolta la preoccupazione fa perdere la concentrazione. Per l’occasione ho creato un post su Instagram raccontando di un testo famoso, trasformato in una serie di canzoni, in un monologo di un film.

Il testo è una serie di consigli per i giovani, ma utili anche per gli adulti.

Uno di questi consigli è:

“Non sentirti in colpa se non sai cosa fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno”

Tanti anni fa conobbi il padre di un mio conoscente. A 50 anni aveva mollato il lavoro di geometra per studiare legge.

Allora avevo ventiquattro anni e questa storia mi illuminò: “Ma quindi è sempre possibile cambiare idea!”

Mi aveva colpito la grinta e la spinta di quest’uomo nel perseguire la propria passione, indipendentemente dall’età anagrafica.

Credo che ognuno di noi abbia la propria storia e che non esistano iter da seguire.


Qualche consiglio per te

Se anche tu ti stai dicendo “non ho l’età per”, ecco qualche consiglio per te:

  • - il primo errore che molto probabilmente stai facendo è non essere consapevole di quanto hai raccolto,  coltivato in termini di esperienza, abilità, know how;
  • - ti stai confrontando con i percorsi altrui. Fallo solo se riesci a mantenere un atteggiamento costruttivo (vedi l’articolo "Come smettere di paragonarsi agli altri");
  • - stai permettendo agli altri, alla società di dirti a che punto dovresti essere in questo momento della tua vita e quale dovrebbe essere il passo successivo;
  • - lavora sulla tua autostima;
  • - cambia la narrazione: trasforma la tua storia “non ho l’età per…” in modo che ti potenzi e ti dia la spinta necessaria per progredire.
  • - fai un percorso con me! :)

Quello che vorrei ti portassi a casa

Se non vuoi mandare quel curriculum per quel lavoro, non mandarlo solo se il lavoro non ti piace. Non perché ti senti vecchio.

Se non vuoi finire il corso di studi o iniziare un nuovo corso di studi, non finirlo solo se se hai capito che non è la strada giusta per te, non perché ti senti in ritardo.

Se non vuoi fare quel viaggio, non farlo solo perché non ti interessa la meta, non perché non hai l’età.

Fidati. Anche se tutti fanno, dicono una certa cosa, non significa che sia giusto così o almeno non è detto che sia giusto per te.

Non so dirti chi abbia inventato certe regole. 

Una delle poche regole che ti suggerisco di rispettare è quella di seguire sempre la tua coscienza e i tuoi valori per costruire la tua strada, a modo tuo. 

Una strada unica, originale, meravigliosa, piena di alti e bassi.

Ma saranno i tuoi alti e bassi. Non quelli che qualcun altro ha scelto per te.

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